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sabato 2 marzo 2013

Il Luna Park

Le paperelle
infila
una per una
al baraccone del tiro a segno
aspettano un bimbo con il fucile

E il bimbo spara
una
due
tre
cadono tutte
tutte quante
come brave paperelle
dei baracconi del luna park

I soldati
infila
uno per uno
come tante paperelle
aspettano i nemici con il fucile

E i nemici sparano
mille
centomila
un milione
cadono tutti
tutti quanti
come bravi soldati
del baraccone oppressore

Che cosa strana è la guerra
ti ci preparano da bambini in un luna park
poi da grandi ti danno un fucile
una divisa
un’ideologia
un credo
ed eccoti anche tu come una paperella

Che cosa strana è la guerra
sotto a chi tocca
avanti il prossimo
uno
due
tre
cento
mille
un milione
cadono tutti
tutti quanti
come tante paperelle
al baraccone del luna park

© Andrea C. Prando 

venerdì 21 ottobre 2011

Ghedaffi, le lacrime e i tagliagole


Ho appena visto il video in cui Ghedaffi, pochi attimi prima di essere ucciso, si asciuga le lacrime con il palmo della mano, mentre i ribelli liberatori e pacificatori della nazione, lo colpiscono con schiaffi sul volto insanguinato e pugni sul capo.
Meritava la morte Ghedaffi?
Sì. Meritava di morire.
Meritava lo scempio che di lui ne è stato fatto?
No. Non lo meritava. Né lui né nessun essere umano.
Era in stato confusionale, ferito, sanguinante, inerme. È stato pestato. È stato deriso. Ghedaffi non era una brava persona. Il volo Pan-Am, i civili di Misurata, di Tripoli e della Cirenaica, morti all’inizio della rivoluzione sotto i colpi delle sue truppe lealiste, sono lì a testimoniarlo. Ghedaffi era un criminale, un pazzo; meritava la morte: ma non quella. Ghedaffi era sotto un certo punto di vista il male, ma era anche un essere umano.
I rivoluzionari/ribelli che l’hanno linciato non sono certo migliori di lui. Non lo sono nemmeno dopo aver reso un servizio al loro paese, liberandolo da un dittatore folle che li ha vessati e tenuti nell’ignoranza per oltre quarant’anni.
Un tagliagole rimane un tagliagole anche se eroe rivoluzionario. 

Qui il video

venerdì 29 aprile 2011

Il Sogno

IL SOGNO 

Danza nei miei occhi 
il tuo corpo leggiadro 
le labbra tue 
arse d'amore 
attendono le mie desiderose di esse 
Audace è il tuo cuore 
ardente di passione 
supplichevoli i tuoi seni bramano un mio tocco


Andrea Comazzi-Prando 1996

Italia, Italia, Italia

ITALIA - ITALIA - ITALIA - ITALIA, affacciata sul mare, violentata dai barbari, imputtanita, un po' meschina, spesso straffotente, di tanto in tanto provinciale, talvolta saggia, più spesso infantile, un po' ladra, un tempo regina, madre coraggio, tesoro depredato. ITALIA, ti amo lo stesso.

mercoledì 13 aprile 2011

Parliamone - tu ascolta, però.

Parliamone - tu ascolta, però.

- Dormi?
- ...
- Hey, sei sveglio?
- ...
- Se dormi, dimmelo. Per cortesia.
- ...
- Non c'è redenzione, sai? Il peccato ce lo portiamo appresso, come l'ombra. Tu pensi di essere pulito, di esserne stato mondato, redento, e cazzate varie. Non è vero! Il peccato è lì con te: dietro di te. Ti segue, ti tallona, si nasconde, ma è lì. A volte ti fissa (ti dispiace se fumo? no? Grazie.)...  ben dritto negli occhi e tu non riesci a vederlo. Sai che è così, vero? cosa possiamo fare? Io ho paura, paura di pagare le mie colpe ogni giorno, ogni fottuttissimo cazzuto giorno. Perché non veniamo perdonati?
- ...
Tu lo sai?
- ...
- Avanti. Perché?
- ...
- ...
- ...
- Non lo sai, vero? Ma sì, tu non hai mai saputo niente.
- Perdono.
- Vedi che non dormivi? Va bene ti perdono.
- No, no. Io non ti ho chiesto perdono. Perdono, anzi, perdonami, è la parolina che potrebbe indirizzarti verso la redenzione. Perdono è come l'obolo che si deve offrire a Caronte. Niente obolo, niente passaggio. Niente perdono, chiesto o ricevuto, niente redenzione. 
- Dormi pure, imbecille. Sono tutte cazzate le tue.
- ...
- Perché non provi a crescere un po'?
- ... 
- ... 
- ... 
- Quanto sei fastidioso. Torno a dormire. Io lavoro, domani. Non scocciarmi, va bene?

domenica 31 ottobre 2010

Omaggio a JP

Guarderemo le luci della città accendersi; insieme, noi due soli,  amore mio. 
Aspetteremo il tramonto, e lo saluteremo agitando mani tremanti dall’emozione, insieme,  vita mia. 
Ci stringeremo, e rabbrividiremo  all’aria della prima sera, noi due, vita mia. 
Insieme, ascolteremo il canto della notte, abbracciati, persi l’uno nello sguardo dell’altra. 
Visiteremo i paesi più strani, navigando sulle onde dei nostri sogni, sussultando di gioia ad ogni contatto. E infine, quando il sole invadente, prepotente e tiranno, verrà a svegliarci, noi lo malediremo, insieme, amore mio, vita mia, anima mia. Lo rinnegheremo, per poi...
... scomparire nelle fantasie di uno scrittore da strada.

Andrea Prando, 2000

Milano

Il freddo vento del nord soffia su Milano. 
Il sole, pallido fantasma dell'Elio estivo, sorge lentamente dietro le guglie della cattedrale. 
La nebbia, amica fidata del dicembre milanese, intristisce il paesaggio metropolitano. 
Giovani e vecchi, nel grigiore dell'indifferenza, si recano al lavoro. 
Infreddolita dal vento del nord, Milano si è svegliata.

Andrea Prando, 1995

Epistula ex Asia: Natale


- Natale è arrivato, ed è già passato. 
- Come l’avete vissuto, signor duca?
- Vissuto? Direi piuttosto che mi ha attraversato, sfiorandomi solamente.
- Vi ha attraversato sfiorandovi? Non credete sia una contraddizione, di grazia?
- In fede mia non lo credo, ma il linguista siete voi. Tuttavia il Natale non ha lasciato nulla; solo malinconia per qualcosa mancato, perso, non vissuto, o meglio: non pienamente vissuto. 
- Perché? 
- La distanza. La lontananza, amico mio.
- Ma non è Natale ovunque?
- Dovrebbe.

sabato 30 ottobre 2010

Rue Rustique


Il rigagnolo d'acqua piovana scorre in Rue Rustique.
Affiancato dalle palazzine, scende inesorabilmente nel buio profondo di un tombino.
E Rue Rustique ?
Rue Rustique continua.

S'arrampica fino al Sacré-Coeur, accompagnata da un foglia morta, secca, fragile al tatto, eletta ad emblema di stagione.
La stagione dei colori caldi, marrone, giallo, rosso, prugna arancio, viola.
I colori del declino della fine, del rimpianto.
I colori di Rue Rustique, imprigionati in eterno, in perpetua malinconia, nelle tele dei pittori da strada.


Andrea Prando, 1997

Parigi



Parigi, una mattina d'inverno.
Sullo sfondo la Tour Eiffel, Champ-de-Mars, la pioggia, dei grossi nuvoloni grigi e un uomo e una donna teneramente abbracciati sotto un grosso ombrello giallo. 
Lei a freddo. Lui le passa il cappotto. Lei gli sorride. Lui ricambia. 
Si baciano mormorandosi qualcosa, e insieme svaniscono nella grigia folla d’ombrelli solitari, portando la luce in uno scialbo mattino invernale.


Andrea Prando, 1998


Una Storia Riscritta: l'assassinio di Enrico IV di Borbone re di Francia


Rue de la Ferronnerie
un pomeriggio d'inverno
accovacciato
all'angolo di un café
un uomo
un mendicante
chiede l'elemosina

Un maestro di catechismo
Messieur Varallaci
gli si avvicina
lo guarda impietosito
attonito
si domanda perché
certa gente
ancora giri per le strade di Parigi
meglio sarebbe
per loro
passare a miglior vita

« Pregherò per te figliolo,
affinché tu possa essere redento dai tuoi peccati ;
e pregherò perché tu possa ritrovare... ritrovare la strada della virtù ;
abbandonando questa via che da peccatore ti conduce nelle case di Satana. »

Il mendicante sorride
poi ride
di gusto
( di-s-gusto )

Rue de la Ferronnerie
un pomeriggio d'inverno
lo stesso uomo
il medesimo mendicante
chiede l'elemosina

Un accattone ben vestito
Messieur Reconi
della Famiglia dei Barboni
lo vede
e gli si avventa contro
Il questuante predatore
non accetta
altri questuanti predatori
nel suo territorio

« Che fai villano !
Sporco, lurido mendico, questo è il mio regno, solo io
posso chiedere l'elemosina a Parigi »

Il Rampollo della Famiglia dei Barboni
con un randello dorato
 colpisce il povero mendicante
che
indifferente
continua a sorridere

Il fazioso Varallaci
buon maestro di catechismo
che odia Reconi
con tutto il cuore
sente e vede tutto
e
come scusa
per aver malmenato
in un luogo pubblico e rispettato
un povero
e inoffensivo
anche se
fastidioso mendicante
si lancia sul Principe de' Barboni
pugnalandolo a morte
con l'angolo di un Bibbia

Rue de la Ferronerie
una sera d'inverno
Reconi è morto
In mezzo alla strada
i questurini arrestano Varallaci
e lo conducono alla Conciergerie
dove
i Fratelli della Domenica
dai metodi a lui tanto cari
lo impratichiscono
nell'arte sacra dell'inquisizione
per poi finire
qualche giorno dopo
squartato vivo
dalla furia di quattro robusti cavalli
in Place de Grève

Il mendicante
che di nome fa
Reboli dalla Tuvischia
ride
ride di gusto
Contento del proprio operato
entra in un café
ordina un Chateneuf-du-Pape
e brinda a se stesso

Andrea Prando, 1998